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domenica 14 giugno 2015

Doyen tra caricature, spropositi e incuranza: facciamo a capirci






Per chiunque si voglia avventurare nei meandri dell'operato di Doyen Sports Investments, c'è una conditio sine qua non: per capire almeno a grandi linee di cosa si tratta non si può ragionare per estremi.
Per intenderci non si può estremizzare dicendo che Doyen sia al servizio di un club, semplicemente perchè andiamo fuori strada prima ancora di partire e non si può nemmeno estremizzare dicendo che Doyen sia la mafia, perchè non è così e perchè l'unico effetto che ne otterreste è sviare il vostro ragionamento su un'immagine denigratoria che vi condiziona senza darvi modo di comprendere in modo serio ciò di cui state parlando.

Seconda fondamentale premessa: non vi aspettate di capire per filo e per segno l'attività di Doyen Sports attraverso stralci di informazione presi di qua e di là. Il sottoscritto ha iniziato a studiare seriamente il fenomeno poco meno di un anno fa e non è ancora venuto a capo di tutte le dinamiche in cui il gruppo mette mano, perchè sono in continua evoluzione e perché sono lontane anni luce da tutto ciò che abbiamo visto fino a questo momento nel calciomercato italiano.
Una breve ed essenziale antologia di ciò che Doyen ha fatto fino a questo momento l'avevo già pubblicata e la trovate qui.

Ora, veniamo a noi: cosa sta facendo Doyen nel Milan? C'è grande confusione sull'argomento, soprattutto per le mancanze dei media che per incuranza, convenienza o chissà cos'altro si stanno tenendo sul vago facendo scorrere tra le loro notizie solo sfuggenti fotogrammi dell'attuale situazione.
Tanti, tantissimi si stanno nascondendo dietro al dito del provvedimento Fifa che ha abolito le TPO (Third Party Ownership), come se un'entità che ha svolto per anni un'attività dichiarata illecita divenisse all'improvviso una onlus che ha come missione il bene dei club.
Se delle TPO parlano ormai tutti, delle TPI (Third Party Investment) non parla nessuno. Il passo è breve ma sostanziale: da proprietaria parziale o totale di cartellini, si diventa investitori e finanziatori di cartellini. O, per dirla in modo più caro alla nostra stampa, si diventa advisors di mercato, il ruolo che Doyen sta de facto svolgendo per il Milan.
Iniziamo col dire che la pratica è legale o, per meglio dire, non è stata attualmente regolamentata perchè rappresenta una frontiera che gli organi preposti al controllo non avevano mai preso in seria considerazione.
Il funzionamento è assolutamente lineare: la TPI mette avanti una percentuale in finanziamento destinato all'acquisto di un calciatore e in cambio percepirà la medesima percentuale su quella che sarà la cessione del giocatore stesso. Facilmente intuibile é come la percentuale finanziata su un Jackson Martinez da 35 milioni di Euro sia particolarmente corposa, perchè un club che fa mercato a zero da almeno tre anni non trova improvvisamente una montagna di denaro dimenticato in un cassetto della propria sede. Com'è facilmente intuibile che non sarà il Milan a decidere quando un giocatore finanziato da altri si deve muovere, del resto Doyen non va certo a infiltrarsi in club dove non può avere posizione dominante.

Né potrebbe mai essere credibile la versione secondo cui "Mr. Bee ha cacciato i soldi", perchè a differenza dei media che tengono in vita la favoletta anni '90 dei Presidentissimi che cacciano la grana da soli, chi vive nell'anno 2015 ha assunto già da diverso tempo che quei tempi sono morti e sepolti e che ogni club oggi è un dedalo finanziario.
Come se non bastasse sapere che il buon Mr. Bee nella vita fa il collettore di capitali, o se preferite il broker, e non l'imprenditore. Il suo ruolo è fa convergere capitali all'interno di una transazione, non immetterli.
Anche perché Forbes ha già chiarito diverse settimane fa che gli introiti in business di Mr.Bee e famiglia non superano i 100 milioni di dollari, cioè meno di un quarto della cifra che avrebbe secondo alcune "fonti di informazione" immesso per il 48% del Milan.
Soldi falsi? No, semplicemente non soldi suoi. Soldi cinesi che Bee ha fatto convergere verso il Milan, mediando la transazione. E la cui buonissima parte andrà a finire nella holding che controlla il Milan, cioè la Fininvest, che non genera dividendi da tre anni buoni e che ha già venduto a Febbraio una percentuale (7,79%) di Mediaset per ottenere la liquidità perduta e mettere una pezza sui nefasti effetti pecuniari della sentenza sul Lodo Mondadori.

E con il Fairplay finanziario, come la mettiamo? In nessun modo, quanto sta accadendo sull'asse Doyen-Milan non è materia di controllo da parte della Uefa in base alle normative sul Fairplay finanziario. Per un principale motivo: i soldi che il Milan sta impiegando per comprare i giocatori non stanno uscendo dalle casse del Milan, stando alla logica della situazione attuale.
Per farvela spiccia, i giocatori che il Milan comprerà attraverso Doyen saranno qualcosa di molto simile ad un leasing, con il debito verso la finanziaria(cioè Doyen) che sarà riportato sui costi alla voce "altri creditori" o "altre passività" e vedremo a quali cifre tra un anno. 
Una linea che ad esempio il Porto segue da anni, gonfiando il saldo positivo nominale dei giocatori presi con questo "escamotage" o condividendone le proprietà con i vari fondi di investimento quando era ancora possibile farlo.
Con il risultato che mentre i nostri media fanno risuonare la fanfara sulle meravigliose plusvalenze del Presidente Pinto da Costa, il suo club è riuscito a chiudere in perdita di 40 milioni di Euro l'esercizio 2014 pur avendo messo a segno plusvalenze per 23 milioni.
Un dato che si spiega attraverso tante cose, una delle quali è certamente costituita dai 25 milioni che il Porto doveva ai vari fondi con cui ha fatto affari e il cui abuso ha fatto in modo che le gigantesche plusvalenze messe insieme dal club lusitano negli ultimi anni abbiano tenuto il club in linea di galleggiamento invece di arricchirlo, portando alla conclusione che la sovranità gestionale sia sempre meno appannaggio di Pinto da Costa e soci.
Prova ne sia il fatto che per ricapitalizzare le perdite di un anno con plusvalenze "normali", che in un altro club costituirebbero pieno guadagno, il Porto ha dovuto vendere mezzo stadio all'ente associativa perdendo di fatto la metà del suo principale asset patrimoniale. I  media italiani se ne sono accorti? O continueranno a enunciare il Porto come esempio per tutti?
L'unico esempio che può dare il Porto, il più in vista di tanti club che utilizzano la stessa linea, è quello di continuare a finanziare la spesa corrente accumulando debiti nella speranza che nessuno presenti mai il conto invece di adeguarsi alla propria dimensione, ben lontana da quella di un Bayern Monaco che senza giri di danaro strani finisce di pagare lo stadio con 16 anni di anticipo, rendendolo una macchina da soldi e comprando un campione all'anno. 

Con Doyen invece, i campioni arrivano indubbiamente ma le storie possono non avere un lieto fine: chiedere per informazioni allo Sporting Lisbona che è stato depredato di Rojo fatto passare al Manchester United senza garantire plusvalenza al club lusitano e per cui Doyen è finita nei tribunali portoghesi e da domani sarà al TAS di Losanna per argomentare il caso.
Altra contraddizione di un mercato in cui un entità non proprietaria di club può arrivare a chiedere l'affitto sui giocatori ai club.

Doyen non è un ente di beneficenza e non è la mafia, è solo una speculazione che ad oggi in un club come il Milan può portare vantaggi come può portare rischi: io non ho la sfera di cristallo per poter dire esattamente come finirà, ma ho abbastanza elementi per dire che il Milan rischia di barattare i risultati immediati con la propria sovranità gestionale sull'economia del club e sulla rosa.
Hai voglia poi a fare i sit-in sotto la sede, come fu con Kakà.

Che ognuno si faccia la propria idea su Doyen e fondi di investimento, io non starò qui a fare propaganda in un senso o nell'altro ma si tenga ben presente che un calcio capace di andare sulle proprie gambe esiste e funziona perfettamente.
Anche se mi duole veramente dirlo, alle scorciatoie del Milan io preferisco di gran lunga il lavoro di programmazione della Juventus che sta giustamente raccogliendo i frutti di un'opera che, nonostante qualche facilitazione lungo il percorso, ha fatto nascere sotto una buona stella.

Perchè a mio opinabile parere, la storia dimostra che a vivere sopra le proprie possibilità alla fine si cade sempre rovinosamente.









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