Cerca nel blog

lunedì 11 gennaio 2016

Così la Cina cambierà il calcio mondiale





Come nasce uno tsunami?
Prendete un movimento tellurico, di quelli che fanno storia; prendete un'onda anomala che assume vita al largo delle coste, lontano da occhi indiscreti; prendete una marea che si ritira per centinaia di metri, dopodiché attendete che la natura mostri la sua forza devastante.
Nell'economia del calcio globale c'è ormai da tempo un nuovo giocatore che sembra avere in mano sempre le carte vincenti e che agisce in maniera metodica e inesorabile, proprio come uno tsunami, promettendo una devastazione, intesa come stravolgimento totale,  del calcio per come siamo stati abituati a conoscerlo fino a questo momento: l'economia cinese sta giocando da anni le sue fiches in tutto il pianeta per impadronirsi del gioco globale per antonomasia.
Un percorso studiato e ben stratificato, che sta già assumendo i contorni di una quiete prima di una tempesta e che, se fosse uno tsunami, si collocherebbe temporalmente nel momento in cui la marea si ritira suscitando la curiosità e gli interrogativi di chi la sta a guardare.
Ecco come la Cina potrebbe riuscire a mutare profondamente ed inesorabilmente i contorni del calcio globale, promettendo di riuscire a concentrare i 150 anni di evoluzione del pallone avvenuta altrove in soli 10.


UN AFFARE DI STATO - Come in tutte le grandi storie di evoluzione e cambiamento economico e sociale, serve un gioco di potere per porre le fondamenta di un nuovo corso: Xi Jinping, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, in questo senso è stato l'uomo giusto al momento giusto.
Inserito nell'attuale contesto storico cinese, fatto di eccezionale crescita economica e di sfrenata visione capitalistica, Jinping ha utilizzato la storia dell'umanità per ripercorrere le orme di chi ha utilizzato il calcio come uno strumento di propaganda che fungesse da vettore per il consenso al proprio governo.
In che modo?
Scandendo nel proprio programma tre punti ben definiti: qualificare la Cina alla Coppa del Mondo, ospitare la Coppa del Mondo e vincere la Coppa del Mondo.
Né più né meno di quanto già riuscito a Mussolini nel 1934 ed ai colonnelli argentini nel 1978 e di quanto tentato e clamorosamente non riuscito a Getulio Vargas in Brasile nel 1950, con la disfatta finale (Il Maracanazo) che resta non a caso la storia più incredibile che si sia mai vista nel calcio di alto livello.
La differenza sostanziale è che Jinping ha potuto porre le fondamenta di questo obiettivo nel momento in cui il calcio è diventato meno gioco e più finanza, armando i grandi gruppi industriali e finanziari della attuale seconda economia mondiale per mettere le mani sul calcio di tutto il pianeta, come vedremo più avanti.
Nel frattempo, per essere certo che il popolo segua compatto la sua visione, ha istituito l'insegnamento obbligatorio del calcio nelle scuole a partire dal 2017 e rilanciato in maniera massiccia il campionato locale, la Chinese Super League, rendendolo in pochissimi anni uno dei campionati più ricchi del mondo.


CHINESE SUPER LEAGUE, LA MACCHINA DA SOLDI IGNORATA -
Il campionato cinese ha infatti invertito la tendenza nel 2011, pochi anni dopo un potentissimo scandalo del calcioscommesse che aveva ridotto ai minimi termini la credibilità e il seguito del torneo locale.
Da quell'anno, le cifre messe in campo dagli oligarchi facenti parte delle più grandi aziende del paese, hanno fatto letteralmente schizzare le cifre del calciomercato locale. Tanto che ad inizio 2015, nel silenzio generale, la Chinese Super League era seconda solo alla Premier League per giro di affari relativo ai trasferimenti dei calciatori.


Proprio nel 2011 iniziò a registrarsi un deciso calo delle ex stelle in cerca dell'ultimo contratto vantaggioso prima di imboccare il definitivo viale del tramonto ed un aumento significativo delle transazioni riguardanti calciatori di prospettiva od in piena maturità calcistica, gettando l'esca soprattutto in Brasile attraverso un meccanismo che verrà spiegato più avanti.
In questo contesto si collocò il discusso trasferimento di Conca che, da miglior giocatore del campionato brasiliano, divenne per un periodo il calciatore più pagato al mondo dopo Messi e Cristiano Ronaldo.
Non finirà qui: i ricchi stipendi attrarranno anche calciatori nostrani come Diamanti e Gilardino e garantiranno uno stipendio da 12 milioni annui a Marcello Lippi, che ripagherà sul campo con prestazioni fuori dall'ordinario attraverso la conquista della Champions League asiatica con il Guangzhou Evergrande (guidata da un enorme gruppo immobiliare e responsabile del maxi ingaggio di Conca di cui sopra), che fino a quel momento non aveva mai passato la fase a gironi.
L'obiettivo della Chinese Super League non è mai stato tuttavia l'appeal internazionale, per due sostanziali motivi: il primo è che l'invasione straniera minerebbe l'originario progetto di crescita nazionale, driver di tutte le risorse messe in campo per il torneo locale che mantiene non a caso un numero chiuso di stranieri (massimo cinque).
Il secondo è che ad una decisa crescita locale non si è voluto far coincidere una crescita internazionale, come invece si sta facendo nel mondo occidentale verso est, proprio perché l'economia cinese è un fattore circoscritto e non globale: per dare la misura del non sviluppo cinese dei propri brand all'estero, in quanti risponderebbero alla domanda "quali sono i colori sociali del Gaungzhou Evergrande" senza pensarci?
Il torneo è di fatto un veicolo per ascendere vertiginosamente nel panorama del calcio mondiale ed i tanti nomi esotici attirati sono serviti soprattutto a far riavvicinare il pubblico, che ha risposto ricominciando a popolare gli stadi che ora si attestano intorno alle 20mila presenze medie (non male, in considerazione del fatto che lo sport nazionale non è sicuramente il calcio).
Il progetto cinese segue due strade che portano a due emisferi diversi: il calciomercato sempre più massiccio ed a suon di milioni viaggia verso il Brasile come già detto, mentre il tirocinio dei dirigenti e la formazione dei calciatori attinge le sue maggiori risorse nella vecchia Europa, culla del calcio globale come lo conosciamo oggi.
Andiamo a scoprire come.


TPO E SUPERAGENTI: IL "SACCO" BRASILIANO - Come sempre accade quando parliamo di cifre folli per trasferimenti di calciatori, ritroviamo le immancabili e famigerate TPO, che in Cina costituiscono la fonte principale di approvvigionamento di calciatori.
Il meccanismo, spiegato in maniera eccelsa e completa dal collega Nicholas Gineprini, vede protagonista soprattutto il fondo Europe Sports Group che nel tempo è arrivato a controllare i cartellini di circa 50 giocatori militanti o che hanno militato nella massima serie cinese. Con una caratteristica in comune: arrivano praticamente tutti dal campionato brasiliano che, come già raccontato più volte su questo blog, si è avvitato da molto tempo in una crisi strutturale e finanziaria che ha favorito la crescita dei fondi d'investimento proprietari dei cartellini, oggi controllanti una percentuale "bulgara" di calciatori.
Inoltre, per aggirare i recenti divieti della FIFA, le terze parti si erano mosse per tempo andando a mettere piede direttamente nei club attraverso i quali fanno transitare i propri giocatori fingendo una transazione tra club che è in realtà una speculazione da far finire nelle tasche degli investitori.
Ma come si è creata la connessione tra TPO e mercato cinese?
La testa di ponte, come spiega ancora Gineprini, si chiama Joseph Lee ed a metà degli anni '90 ha un'idea che si rivelerà vincente: fondare un'agenzia di mediazione per i trasferimenti dal Brasile, paese nel quale prese contatti a seguito di una permanenza decennale a Sao Paulo, ai campionati asiatici che all'epoca avevano grandi ambizioni.
Basti pensare alla J-League, il campionato giapponese, che a metà anni '90 aveva costituito la pensione dorata per tanti giocatori brasiliani (uno su tutti fu Dunga, attuale Ct del Brasile).
L'agenzia, battezzata Keirin Soccer, conoscerà una crescita esponenziale anno dopo anno e nel momento in cui la Chinese Super League diventa un affare faraonico dato l'imponente giro di affari, raggiungerà il suo punto più alto: è il 2014 l'anno in cui la Keirin mette in piedi un giro di affari pari a 36 milioni di Euro, una cifra iperbolica se pensiamo al fatto che grandissima parte dell'Europa che conta vi è stata esclusa.



La Keirin porta in Cina giocatori come Vagner Love, Diego Tardelli e Lucas Barrios mediandone i trasferimenti e raccogliendo ricchissime commissioni.
Come fanno a convincere questi giocatori, non ancora al canto del cigno, ad accettare la Cina? Con una vagonata di soldi ovviamente, offerti dai club a calciatori che non troverebbero ingaggi così alti altrove.
Vale anche per gli allenatori, ultimi in ordine di tempo Scolari e Menezes.
Proprio Menezes, qualora ce ne fosse bisogno, confermerà con le sue parole che "l'offerta è fuori da questo mondo, da un punto di vista finanziario impossibile da rifiutare".
Invece Pato, a riprova del fatto che ci sono sempre le eccezioni, in tempi recentissimi ha voltato le spalle all'opportunità di diventare il quarto giocatore più pagato al mondo.
Con gli introiti in crescita, Joseph Lee si è comprato un club (il Desportivo Brasil) ed ha aperto una scuola calcio a San Paolo con l'obiettivo di formare calciatori brasiliani ma soprattutto cinesi con l'obiettivo di inserirli nella Chinese Super League.
Per riassumere la crescita cinese è sufficiente un dato: negli ultimi quattro anni è passata dall'essere il 60esimo mercato calcistico a piazzarsi al nono posto in questa particolare graduatoria.
C'è aria di concorrenza ai campionati nazionali europei di blasone?
Non esattamente, perchè per questo emisfero la strategia cinese aveva ed ha tuttora piani molto diversi.



TRA DIVERSIFICAZIONE ED ACADEMIES: GLI INVESTIMENTI IN EUROPA
- La strada che la Cina ha scelto per l'Europa coincide con un aspetto fondamentale dell'economia locale: la necessità di "diversificare", cioè di virare gli investimenti di capitali in settori e mercati diversi a causa della propria saturazione interna.
Ecco allora che in un'economia in recessione come quella europea, gli imprenditori cinesi hanno trovato il terreno ideale per dare il via ad un piano globale di investimento che vede il calcio in prima battuta, per procurarsi diversi vantaggi: oltre ai meri guadagni di un calcio che porta i più alti introiti del pianeta, controllare un club può essere un importante veicolo per arrivare più facilmente a forti investimenti in altri settori, come ad esempio quello immobiliare ormai svalutato in Cina dalla bolla speculativa del 2014 che fece saltare il mercato.




Emblematico è il caso dell'Atletico Madrid, acquisito al 20% da Wang Jianlin (Wanda Group) per poter più facilmente realizzare il progetto Eurovegas, una sorta di Las Vegas europea ancora in embrione o per cercare di costruire il nuovo stadio dei Colchoneros.
Jianlin è lo stesso uomo che ha acquisito Infront poco meno di un anno fa, con la prospettiva di poter organizzare le hospitality negli stadi italiani: stadi che hanno bisogno di essere rinnovati o costruiti da zero e che possono diventare affari vantaggiosi per investitori cinesi pronti a finanziare progetti che in Italia sono tanto urgenti quanto privi di fondi sufficienti da poterli prospettare in breve tempo.
La presenza nel calcio spagnolo dei cinesi ha già preso piede da tempo e gli esempi non mancano: l'Espanyol dovrebbe presto finire sotto il controllo della Rastar, una Società di videogiochi che ha una clausola di acquisto per il pacchetto di maggioranza del club catalano.
La compagnia di comunicazioni cinese Qianbao, invece, sponsorizza in maniera congiunta Rayo Vallecano e Real Sociedad, con conseguenze sicuramente visibili sulla gestione dei due club.
Stigmatizzando sull'amichevole, resa trofeo, giocata in Cina tra le due compagini, si è scoperto quest'estate che nel contratto con il Rayo lo sponsor aveva inserito come clausola l'acquisto di un giocatore locale: è così che Zhang Chengdong è diventato il primo calciatore cinese ad essere tesserato in Liga.
Una clausola che l'allenatore del Rayo Paco Jémez non ha preso affatto bene, dichiarando in maniera piccata che "uno sponsor non dovrebbe mai ficcare il naso negli affari di campo".
Il colosso energetico CEFC ha invece acquisito il 60% dello Slavia Praga nell'ambito di un progetto di investimenti molto variegato: oltre al calcio, che garantisce ritorno di immagine, nella lista di CEFC ci sono prestigiosi immobili della capitale da utilizzare possibilmente con destinazione commerciale.
L'investimento principe è sicuramente quello di CMC e Citic, che hanno acquisito il 13% di City Football Group, la holding che possiede il Manchester City e gli altri tre club sparsi tra USA, Giappone e Australia: l'accordo prevede la creazione di una piattaforma per la promozione del brand in Cina mentre in cambio il gruppo metterà a disposizione dei cinesi la propria competenza in campo calcistico.





Un fattore decisivo per i cinesi che nel calcio europeo cercano soprattutto di fare esperienza: una sorta di formazione nel vecchio continente per accelerare la crescita del proprio movimento sulla base di quanto acquisito.
Non è solo l'acquisire competenza ciò che interessa ai cinesi: entrare in un club europeo significa anche stringere interessanti partnership per le academies di formazione dei calciatori, una parte di sviluppo su cui la Cina ha spinto fin da subito il piede sull'acceleratore.
Proprio in Cina, sponda Guangzhou, si trova l'academy più grande del mondo per cui sono stati investiti qualcosa come 130 milioni di Euro, tra infrastrutture e struttura di scouting. Cifre da brividi se paragonate a quanto siamo abituati a investire sui giovani nel nostro paese.
In questo senso va visto l'acquisto del club olandese Ado Den Haag, ben sapendo che l'Olanda ha i centri di formazione per i nuovi talenti tra i più prolifici d'Europa: l'accordo tra la United Vansen Sports International (lo stesso gruppo che detiene i diritti della Supercoppa Italiana in terra cinese) e il club olandese prevede proprio la formazione di academies per giovani talenti cinesi in cambio dell'espansione del brand sui mercati orientali.
A tutte queste operazioni si devono aggiungere le innumerevoli partnership commerciali strette con i club di tutta Europa, tra cui spicca il Real Madrid e il recente lancio di un canale all news riferito al Manchester United.
L'Italia, invece, è per il momento snobbata dagli investimenti cinesi, che preferiscono forse partire da strutture più all'avanguardia per la formazione dei propri giovani.
Tuttavia nell'acquisizione cinese del Pavia c'è da trovare qualcosa in questo senso, visto che è stato patrocinato un corso per allenatori cinesi presieduto da Giancarlo Camolese, come esponente della scuola italiana.




Il piano cinese è quindi chiaro: massiccia migrazione dal Brasile per dare appeal al campionato, massicci investimenti nella creazione di giovani talenti e acquisizione di esperienza e competenze dal calcio europeo.
Un gioco che se riesce perfettamente, è destinato a stravolgere il mappamondo del calcio nell'arco dei prossimi 10-15 anni.
La OPA della Cina sul calcio è lanciata: non resta che attendere di capire se il paese asiatico, attraverso le sterminate risorse che può mettere in campo, è davvero in grado di dominare il panorama calcistico del futuro.





 

venerdì 8 gennaio 2016

Fondi d'investimento e Serie A: a che punto siamo?



Mi ricordo i tempi in cui spiegare il ruolo dei fondi d'investimento nel calcio era un lavoro che aveva ampia considerazione, ampio raggio, ampio interesse, molta gratificazione.

Era bello perché il lettore lo percepiva come una cosa lontana, che riguardava qualcun altro, che comunque andasse non poteva mai inquinare una passione, come fosse una cosa guardata da una finestra nella sicurezza delle proprie quattro mura.

E poi? Poi ha fatto la sua entrata in scena Doyen in una caldissima estate di mercato e in uno dei club più importanti in Italia e nel mondo, il Milan e nulla è stato più come prima.

Da quel momento in poi i fondi d'investimento per qualcuno erano una macchietta da cabaret, per altri una scusa per tirare fango, per altri ancora uno scandalo di portata gigantesca da associare ad un club: quando è diventata una questione di bandiera, in altre parole, la questione ha iniziato ad essere strumentalizzata secondo convenienza e così svilita della propria inquietante essenza.

La stampa di alto livello non ha aiutato, informando in modo approssimativo e cambiando versione più volte senza mai riuscire a far intendere come opera un fondo di investimento, perché lo fa, perché sarebbe stato meglio evitarlo o perchè sarebbe stato meglio metterselo a fianco: si è fatto invece un gran minestrone, spesso omettendo informazioni vitali per la comprensione e spesso aggiungendo informazioni vacue, fuorvianti e superflue.
E allora, amici miei, è il caso che ripartiamo dall'inizio e cerchiamo di capire veramente cosa ci fa la finanza nel calcio, in quale modo si comporta e in quale modo ha operato e sta operando in Serie A cercando di svestirci tutti, me compreso, della sciarpa con i propri colori del cuore per qualche minuto.


TPO/TPI: ISTRUZIONI PER L'USO - Ciò che l'informazione in Italia ha a mio avviso fallito su tutta la linea è stato l'approccio ai fondi di investimento nel calcio: ogni qualvolta c'è stato da commentare un affare o una sinergia con un fondo, si è fatto passare un messaggio fuorviante che metteva il club in controllo della situazione e il fondo come strumento di cui il club si serviva per fare i propri interessi.
Ecco: prendete l'asserzione e ribaltatela completamente perchè le cose stanno da sempre nel verso opposto, con i fondi a controllare le trattative ed a servirsi dei club per farle andare nel verso desiderato. Per un motivo tanto semplice quanto comprensibile: sono i fondi e non i club ad avere la grana vera e, anzi, se i club fossero tutti benestanti i fondi di investimento non avrebbero alcuna ragione di esistere.

Preso e memorizzato questo dogma base di tutta l'attività di un fondo, gran confusione si è spesso fatta su differenze e conseguenze di TPO e TPI, due possibili vesti di una realtà di questo tipo.
 TPO, che sta per Third Party Ownership, sta a significare che una terza parte, quindi un fondo, ha il possesso parziale o totale del cartellino di un giocatore e che pertanto un club che ne vuole acquisire le prestazioni dovrà rivolgersi alla terza parte per avviare una trattativa, a prescindere dal club per cui il soggetto in questione stia giocando.
I rovesci della medaglia di una TPO, nella quale è molto difficile non imbattersi negli ultimi anni in sede di calciomercato, sono in buona sostanza due: il primo è che nuoce gravemente alla valorizzazione ed alla carriera di un calciatore, perchè detto calciatore è esposto a continui spostamenti e cambi di casacca che alla lunga possono destabilizzarne la continuità di rendimento (un caso su tutti: Falcao); il secondo è che nuoce gravemente all'economia del calcio, perchè i soldi che una TPO incassa da un'acquisizione non vengono necessariamente reinvestiti nel mondo del calcio ma spesso vengono portati fuori per farci altro in altri contesti e settori, come quello del trading finanziario che di certo non ha a che fare con la crescita sportiva di un club.

TPI, che sta per Third Party Investment, è un caso molto più pericoloso della TPO perchè presuppone che la terza parte, il fondo, metta direttamente piede nella sede di un club e ne entri nella gestione delle risorse economiche con un giochetto semplice e, fino a poco tempo fa, pulito: erogare finanziamenti ai club in cambio di corsie preferenziali sul controllo dei giocatori in rosa e/o in cambio di percentuali sulle transazioni riguardanti i giocatori possibilmente comprati con il finanziamento erogato.
Questo è il gioco in cui ha rischiato di finire il Milan con Doyen  e che fortunatamente il club rossonero ha fermato sul nascere, perchè le conseguenze di tale condotta per qualche club in Europa sono state devastanti: il Seraing, serie B belga, non potrà fare mercato in nessun modo fino al 2018, il Twente in Olanda non potrà partecipare alle competizioni europee per i prossimi tre anni.
Le sanzioni a questi club si sono rese necessarie proprio nel momento in cui si è appurato che detti club avevano inserito nella propria gestione finanziaria il controllo parziale di Doyen Sports: il Seraing gli ha ceduto parte dei diritti economici di diversi giocatori, avendo siglato contratti che permettevano alla stessa Doyen di influenzare le decisioni e l’indipendenza del club in materia di trasferimenti.
 Il Twente invece ha prodotto documentazione lacunosa ai fini dello spiegare in maniera convincente per quale motivo assicurava a Doyen percentuali fra il 10 e il 50 per cento sulle future vendite di sette giocatori in cambio di un finanziamento da 5 milioni.

Attenzione, perchè a confondere TPO e TPI ci vuole veramente poco: ci è cascata anche La Gazzetta dello Sport che, nell'analizzare le possibili conseguenze dell'affare Calleri (un ipotetico caso di TPO che leggeremo tra poco) ha citato la sanzione del Seraing avvenuta per tutt'altri motivi (un emblematico caso di TPI): entrambe le pratiche sono da evitare e formalmente illegali, ma versare soldi ad un fondo in una transazione è ben più tollerato che metterlo in condizione di controllare parte delle finanze di un club.
Nonostante il ban della Fifa dello scorso maggio, complice anche i tanti scandali che hanno investito l'associazione, il fenomeno TPO è addirittura in espansione mentre, fatto salvo per la penisola iberica dove sono le associazioni locali a sfidare le regole mondiali, il fenomeno delle TPI sembra aver quantomeno rallentato.
Tutto questo, ovviamente, vale e non poco anche per la Serie A.


L'AFFARE CALLERI: IL GIOCO DELLE IPOTESI - La vicenda Calleri è la prima che vado ad analizzare, dal momento che riguarda da vicino la squadra che tifo e seguo.

Ebbene, la questione TPO nasce nel momento in cui il Presidente del Boca Juniors Angelici annuncia la cessione del suo giocatore ad un fondo di investimento inglese che provvederà poi a piazzare in Serie A il giocatore, con destinazione privilegiata Inter che con il Boca tratta il giocatore da diverso tempo.
La terza parte in questione si chiama Stellar Sports Management e fino a questo momento si è mossa solo come agenzia di procura per calciatori che nel tempo si è espansa fino a diventare l'agenzia di riferimento per la Premier League, non proprio un torneo da niente: Stellar ha mediato il trasferimento di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid e ha preso la procura di tanti altri giocatori, tra cui Ashley Cole e Szczezny, entrambi poi finiti a militare nella Roma.
Come fa un'agenzia a diventare fondo di investimento? secondo i ben informati, utilizzando un club che si chiama Deportivo Maldonado ed è noto per essere specializzato in brokeraggio di calciatori, fungendo da sponda per una triangolazione che garantisce una pressione fiscale molto più vantaggiosa, un po' come se un club italiano per vendere un suo giocatore a un fondo utilizzasse un club svizzero per avvantaggiarsi delle migliori condizioni del fisco.

Sì, ma cosa c'entrano Stellar e Deportivo Maldonado? Hanno una connessione intrinseca, nel senso che il Presidente di Stellar Group Jonathan Barnett e il Chairman del Maldonado Malcolm Caine sono soci in affari nella loro terra di origine, il Regno Unito, dove sono coproprietari di un cavallo da corsa e nel contempo quindi soci in affari nell'imprenditoria ippica.
Dal Deportivo Maldonado, Calleri andrebbe al fondo Stellar che lo girerebbe in prestito al Bologna, un prestito secco che rimetterebbe il giocatore sul mercato a partire dalla prossima estate e che nel contempo offrirebbe all'Inter una prelazione sul suo possibile futuro acquisto.

Tutto questo viene ad oggi riportato al condizionale perchè nulla di tutto questo si è ancora concretizzato: nonostante i fiumi di inchiostro fluiti nell'ultimo mese, la situazione attuale vede Calleri ancora al Boca Juniors senza che il Maldonado abbia ufficializzato l'acquisizione, la cessione al fondo e senza che il fondo abbia ovviamente ufficializzato l'acquisizione e il prestito al Bologna, che peraltro proprio oggi ha smentito la trattativa.
Solo chiacchiere? Probabilmente, ma il prestito da parte di un fondo di un giocatore ben quotato a un club piccolo e probabilmente sottolivellato come il Bologna sarebbe una tipica strategia da TPO, per far emergere prima il giocatore, amplificarne il valore e puntare a rivenderlo con un consistente margine magari in seguito ad un'asta di mercato.
Uno scenario già tentato (e non riuscito) in Italia con Mpoku, Lestienne e Correa tra gli altri.

Dall'altra parte c'è un'Inter sotto la lente della Uefa che ha l'obbligo di trasparenza assoluta sulle transazioni di mercato e che, senza volerne fare per forza una questione etica, sembra lontana anni luce dal potersi permettere un trasferimento finanziariamente chiacchierato.
Del resto l'Inter si ritirò dall'affare Dybala proprio nel momento in cui un altro fondo ne acquisì i diritti per poi rivenderlo al Palermo e incrociò il fondo Sonda co-proprietario del cartellino di Juan Jesus nel momento in cui il fondo stesso impose la triangolazione via Coimbra (club riportato a bilancio Inter come quello di provenienza di Juan Jesus, che giocava nell'Internacional) per avvantaggiarsi a livello fiscale.
Quando si avranno delle certezze su questo affare, non mancheranno da queste colonne approfondimenti, analisi e scenari. Il mondo delle terze parti è in continuo movimento, come stiamo per vedere.


DOYEN-JUVENTUS, LA NUOVA SINERGIA - Per ironia del destino dopo un'estate trascorsa a cercare i legami tra Doyen e Milan, finisce che la collaborazione sia in realtà tra Doyen e Juventus.
Lo ha certificato lo stesso Nelio Lucas, volto ormai conosciuto, in un'intervista dello scorso ottobre in cui definì la Juventus un club "amico".
I sospettosi della prima ora avevamo già intravisto nel mercato estivo della Juventus qualcosa di diverso da solito, quando Doyen ha messo le tende nella sede dell'Olympique Marsiglia portando come fiche di ingresso i 25 milioni con cui l'ormai svalutato Imbula è stato trasferito al Porto, altro club in pienissima orbita Doyen Sports.

La sinergia con Doyen, alla luce delle dichiarazioni di Nelio Lucas, può essere la spiegazione del trasferimento a costo zero di Llorente al Siviglia (ove Doyen è di casa da diversi anni) e della cifra spropositata pagata per un Alex Sandro in scadenza (manco a dirlo, al Porto che aveva appena speso una cifra uguale per Imbula), mentre gli affari con l'Olympique Marsiglia dell'ultim'ora, secondo la ricostruzione della stampa francese, sono stati un vicendevole scambio di favori per liberarsi di tre reciproci esuberi ormai difficili da piazzare in una botta sola: Lemina, Isla e De Ceglie.
Il nome nuovo è Allisson, che Doyen sta cercando di portare dal Brasile in Italia utilizzando come vettore privilegiato magari proprio la Juventus: staremo a vedere.

L'intesa Juventus-Doyen va giudicata secondo coscienza e nella piena consapevolezza che nell'oceano del calciomercato gli squali sono sempre presenti ed affamati, tanto che alla fine qualcuno ritiene conveniente banchettarci assieme.
Ma d'altro canto è sicuramente il caso di sottolineare che il tipo di rapporto è molto diverso rispetto a quello che si stava formando al Milan, ove Doyen poteva divenire non un pregiato interlocutore ma un'entità che agiva in nome e per conto del club, proprio come sta succedendo da qualche mese all'Olympique Marsiglia e proprio come è accaduto ai già citati Seraing e Twente.


TUTTO IL RESTO -
Se eravate ignari di cosa fosse una TPO prima di leggere queste righe, rimarrete basiti dalla moltitudine di esempi che potete trovare in Serie A, ove gran parte delle trattative si fanno in tre.
E' il caso di Cerci, che si sta muovendo dal Milan al Genoa e che probabilmente sarebbe già lì se non fosse per il fondo qatariota che ne detiene il 50% del cartellino e che si è messo di traverso ad inizio trattativa, scontento della destinazione del proprio investimento.
Abbiamo già citato Mpoku, Correa e Lestienne, investimenti poco riusciti mentre di contro c'è chi su Iturbe ha innestato un giro di soldi tremendo tra Porto, Roma, Verona guadagnandoci benissimo.
Felipe Anderson è stato portato in Italia dalla Lazio attraverso Doyen Sports ed una trattativa interminabile (ce lo vedete Lotito a trattare con una entità il cui unico scopo è il lucro?), Emerson è stato acquistato dalla Roma con la collaborazione di Elenko Sports, un fondo molto attivo in Brasile e soprattutto nel Corinthians.
E poi ancora Perotti era posseduto per una parte da un altro fondo qatariota, Carbonero idem con la differenza che del fondo che lo possiede non si sa nemmeno la nazionalità oltre alle generalità, Estigarribia è stato a lungo gestito da una terza parte.
Molti altri ce ne sono ancora, perchè scoprire questo tipo di affari non è facile come non è facile scoprire chi muove i fili dei vari fondi di investimento, tra generalità insabbiate e scatole cinesi.
Tutto questo avviene senza che la FIGC o la Lega Serie A abbiano mai aperto bocca su una pratica vietata dalla FIFA che gli passa sotto gli occhi.


Insomma, questi fondi vanno presi per quello che sono: entità che sono nel mondo del calcio unicamente per muovere ed incamerare soldi, senza troppi giri di parole e senza guardare in faccia a chicchessia.
Ormai si sa abbastanza per poter esprimere un giudizio che può essere di qualunque colore, forma, entità perchè è pur vero che squadre come Atletico Madrid e Siviglia sono diventate grandi in campo anche grazie a loro, mentre ad altre realtà è andata decisamente peggio come abbiamo visto.
Può andar bene o male, ma con il fondo si rischia.
Purché poi il fondo, alla fine, non ci si trovi a raschiarlo.